Codice fiscale provvisorio

Tutti conoscono il codice fiscale, l’identificativo alfanumerico a sedici caratteri che regola ogni aspetto della vita quotidiana dei cittadini in Italia. Esso viene rilasciato alla nascita, o all’ingresso nel paese nel caso degli stranieri, e serve per avere accesso a beni e servizi di primaria importanza. Ogni persona residente sullo stivale ne viene dotato. Puoi calcolare il tuo codice fiscale qui.

In pochissimi, però, sono a conoscenza della sua versione momentanea. Il codice fiscale provvisorio, infatti, è il fratello minore del ben più noto identificativo alfanumerico, ha una durata limitata nel tempo e viene utilizzato solo in casi estremamente specifici.

Nei processi di regolarizzazione degli extracomunitari, il codice fiscale provvisorio è uno degli strumenti più utilizzati. A differenza del suo fratello maggiore, composto di caratteri alfanumerici, questo identificativo prevede soltanto undici numeri. Nulla di più. Anche in questo caso, però, essi vengono suddivisi in blocchi e sono l’espressione del processo burocratico che ha portato alla sua creazione.

La matricola, l’ufficio e il carattere di controllo: che cosa prevede il codice fiscale provvisorio

Al posto dei tradizionali quindici caratteri che compongono la nostra storia anagrafica e che costituiscono nome, cognome, data e luogo di nascita, il codice fiscale provvisorio riporta il numero di matricola. Questo elemento essenziale per la regolarizzazione di uno straniero extracomunitario in terra italiana viene regolato dal decreto ministeriale del 29 agosto 2012. Esso viene rilasciato al momento dell’ingresso nel nostro paese e serve per identificare il singolo irregolare che, al fine di compiere le dovute pratiche burocratiche, deve necessariamente passare attraverso il codice fiscale.

Dopo il numero di matricola, vengono inserite altre tre cifre, che altro non sono che la corrispondenza con l’ufficio preposto e che ha rilasciato la documentazione. Infine, il carattere di controllo, necessario per evitare ogni possibile caso di omocodia.

Il codice fiscale provvisorio è un documento, come si evince dal suo stesso nome, momentaneo e dalla durata limitata nel tempo. Infatti, l’irregolare che riesce ad entrare in possesso di questo documento ha tempo appena sei mesi per effettuare la richiesta di un codice fiscale definitivo. Questo lasso di tempo serve sia per dare il tempo alla burocrazia di effettuare il proprio corso, sia per dare tempo al soggetto di ottemperare a tutti gli obblighi e ai doveri previsti dalla legge.

In quali altri casi entra in gioco il codice fiscale provvisorio

Il codice fiscale provvisorio, però, non è previsto solo per i soggetti extracomunitari che entrano in Italia, ma viene sfruttato in diversi casi, a seconda delle situazioni. A regolamentarne l’uso è il comma 10 del Decreto Ministeriale del 23 dicembre 1973, lo stesso che ha introdotto il codice fiscale tradizionale in Italia.

La suddetta normativa decreta che il codice fiscale provvisorio venga utilizzato anche in situazioni in cui il tradizionale codice fallisce, ovvero in tutti quei casi in cui i dati anagrafici si rivelano non corrispondenti con l’identità dell’individuo. Ad esempio, nel caso in cui vi fossero delle asincronie tra nome e cognome e dati riportati, oppure la data di nascita venisse immessa in modo errato nell’identificativo. In questo caso, il codice fiscale provvisorio entra in campo come perfetto sostituto momentaneo, al fine di permettere all’amministrazione di correggere l’errore in corso.

Il codice fiscale di soggetti non fisici: perché è uguale al codice fiscale provvisorio?

Inoltre, il codice fiscale momentaneo presenta la stessa struttura dell’identificativo numerico attribuito a soggetti non fisici, quali società o altri enti. Anche questi, per normativa tributaria, riportano un identificativo di undici cifre, composte allo stesso modo.  Questa assonanza viene regolamentata attraverso l’articolo 5 comma 19 del decreto del Presidente della Repubblica del 2 novembre 1976. In Italia, questo identificativo è meglio noto come Partita Iva e serve per identificare tutti quei lavoratori autonomi o quelle società che generano reddito all’interno del nostro paese. Se vuoi verificare una partita iva clicca qui.

La Partita Iva, così come il codice fiscale provvisorio, ha carattere momentaneo, poiché essa può essere aperta o chiusa a seconda dello stato del lavoratore o della società. È proprio questa l’assonanza che ha portato il nostro regime fiscale ad emettere i codici fiscali provvisori e le Partite Iva con la stessa decodificazione.

Il codice fiscale provvisorio: il carattere di temporalità è la discriminante fondamentale

Il codice fiscale provvisorio, dunque, è una combinazione di numeri data da diversi fattori. Il primo, e più importante, è relativo proprio alla qualità temporale di questo identificativo. Mentre la sequenza alfanumerica tradizionalmente assegnata ci accompagna dalla nascita alla morte, il codice fiscale temporaneo ha la possibilità di essere cassato nel giro di poco tempo. Le persone fisiche possono vantare una durata di appena sei mesi, mentre per le aziende ed i lavoratori autonomi il discorso è diverso. La Partiva Iva, infatti, accompagna il periodo di attività, poiché è fondamentale per il pagamento delle tasse. Dunque, nonostante il carattere temporale, questa può durare da appena pochi mesi a interi decadi, a seconda dell’andamento dell’azienda sul mercato o della volontà di chiudere ed aprire un nuovo identificativo. Naturalmente, l’agenzia delle entrate dovrà rendicontare ogni singolo passaggio.