10laboratorio_artigianale

Accanto al palazzo di epoca orientalizzante si trovava un edificio utilizzato come laboratorio artigianale. Era di forma rettangolare (51 metri di lunghezza x 6 metri di larghezza), aperto sui quattro lati e con una copertura realizzata con tegole e coppi. Presentava, inoltre, antefisse con volto di donna e gocciolatoi, conformati a bocca di felino, per il deflusso dell’acqua piovana. Gli acroteri, sulla parte sommitale del tetto, erano decorati con motivi vegetali simili a quelli del palazzo principale. La copertura era retta da quarantasei colonne di legno suddivise in tre file parallele.
Un’officina suddivisa in zone, ognuna con una funzione specifica, in cui operavano artigiani di specializzazione diversa.
Oltre alla lavorazione dell’argilla, utilizzata per realizzare le tegole, i coppi, la decorazione architettonica degli edifici e ovviamente la ceramica, vi si lavorava il bronzo.
Il bronzo e altre materie prime, come avorio, osso e corno, venivano utilizzati per produrre sia oggetti preziosi sia oggetti di uso quotidiano.
Probabilmente, all’interno dell’edificio, alcune aree erano dedicate alla tessitura, alla produzione dell’olio d’oliva e alla macinazione dei cereali.
Come il palazzo principale, anche il laboratorio venne distrutto da un incendio intorno al 600 a.C. e i segni sono ancora visibili sui resti di semi di grano carbonizzati, su alcune terrecotte architettoniche e su oggetti preziosi anneriti dal fuoco.
Una curiosità: durante l’incendio, le persone e gli animali che si trovavano all’interno dell’edificio, scappando, calpestarono lastre di argilla cruda, poi cotte dal fuoco, lasciando indelebili tracce della loro fuga.

 

 

impronta
Impronta di un piede su lastra di argilla.

Footprint on a clay slab.

acroterio_orientalizzante
Acroterio in terracotta del VII secolo a.C.: bocciolo stilizzato.

7th century BC acroterion: stylized bud.

PC 19710102_gorgone_avorio
Oggetto prezioso in avorio.

Precious ivory object.

PC 19710198_grifone_avorio
Oggetto prezioso in avorio.

Precious ivory object.

Ricostruzione della copertura del laboratorio artigianale.
Ricostruzione della copertura del laboratorio artigianale.

Reconstruction of the artesan workshop roof.

 

The artisan workshop

There is a building next to the orientalizing period palace which was used as an artisan workshop. It had a rectangular shape (51 metres long and 6 metres wide), open on all four sides with a cover made of roof tiles. It was adorned with antifixes of women’s faces and dripstones shaped as feline mouths for the drainage of rainwater. The acroteria on the ridge of the roof were decorated with plant elements similar to those of the main palace. The roof was supported by forty-six wooden columns in three parallel rows.
The workshop was divided into areas, each with a specific function where workmen carried out their different crafts.
Apart from working with clay, used for producing roof tiles, architectural building decoration and obviously ceramics, bronze-work was also done.
Bronze and other raw materials such as ivory, bone and horn were used to produce both precious objects and those of everyday use. Probably inside the building some areas were dedicated to weaving, to the production of olive oil and cereal milling.
Like the main palace, the workshop too was destroyed by a fire around 600 B.C. and signs are still visible on the remains of carbonized wheat, on various terracotta architectural items and precious objects blackened by the fire.
A curiosity: during the fire, the people and animals who were inside the building in their hasty escape left footprints in the raw clay, which were then baked by the fire, leaving an indelible trace of their flight.

9palazzo_orientalizzante

A Poggio Civitate, tra il 675 e il 600 a.C., la vita sociale, politica e religiosa di una famiglia aristocratica etrusca si svolgeva all’interno di un palazzo sviluppato su due piani: il piano terra, dove venivano conservate le derrate alimentari, e il piano primo, adibito ad uso abitativo.
Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce anche la copertura del tetto, strutturata con un’alternanza di tegole e coppi e adornata con acroteri sulla parte sommitale. Le decorazioni presentano motivi vegetali e animali.
Tra le decorazioni troviamo boccioli stilizzati e cavalli di profilo con cavaliere. Di diversa fattezza, invece, due leoncini che azzannano una figura umana al centro della scena.
Un momento rilevante della vita quotidiana all’interno del palazzo era rappresentato dal banchetto, un connubio tra vita sociale e vita religiosa.
La ceramica da mensa rinvenuta è sia di produzione locale che di origine orientale. In tutta Etruria, il periodo è detto Orientalizzante proprio per i materiali provenienti dal bacino orientale del Mediterraneo.
La produzione locale è rappresentata da materiali in bucchero; ceramica nera ottenuta riducendo l’ossigeno durante la cottura del manufatto in argilla. L’ossido ferrico, componente minerale dell’argilla, si trasforma in ossido ferroso, dando la caratteristica colorazione nera.
I buccheri di questo periodo presentano pareti sottili e manici modellati a formare figure mitologiche. In particolare, si riconoscono la Signora degli animali e la Dea piangente.
La Signora degli animali veniva rappresentata con volatili o serpenti stretti tra le mani, mentre la Dea piangente era raffigurata alata, con le mani sul petto e le trecce sino al ventre.
Alcuni buccheri presentano macchie rossastre dovute ad una ricottura del materiale durante l’incendio del 600 a.C. circa, che distrusse la struttura.
Nei pressi del palazzo vero e proprio si trovavano un edificio articolato su tre vani (un possibile tempio secondo gli scavatori) e un laboratorio a forma rettangolare dove – sotto un unico tetto – lavoravano gli artigiani che producevano per le necessità della corte.

 

cavallo orientalizzante

Acroterio del VII secolo a.C.: cavallo con cavaliere.

7th century acroterion: horse and rider.

 

33 Orientalizing Complex reconstruction

Ipotesi di ricostruzione del palazzo in epoca orientalizzante.

Reconstruction hypothesis of the orientalizing palace.

 

anse plastiche
Anse plastiche in bucchero con immagine della Signora degli animali e della Dea piangente.

Plastic handles with images of the Lady of the Animals and the Weeping Goddess.

 

The orientalizing period palace

Between 675 and 600 B.C. at Poggio Civitate the social, political and religious life of an aristocratic family went on within a palace built on two floors: the ground floor where foodstuffs were stocked and the first floor, used as a dwelling.
The archeological excavations have also brought to light the roof covering, constructed alternating flat and bent roof tiles adorned with acroteria on the ridge. The decorations represent plant and animal motives.
Stylized buds and horse and rider profiles can be found among these decorations. The scene of two lion cubs snapping at a central human figure is of a different style. One of the highlights of daily life in the palace is represented by the banquet, a combination of social and religious life.
The retrieved table pottery is both of local production and of oriental origin. In all Etruria, this period is called Orientalizing because of the use of material originating in the oriental basin of the Mediterranean.
Local production is represented by material in bucchero; black ceramics obtained by reducing the oxygen during the firing of the clay artifact. The ferric oxide, a mineral component of clay, is transformed into ferrous oxide, producing the characteristic black colour.
The bucchero of this period is thin with handles modelled to form mythological figures. In particular, the Lady of the animals and the weeping Goddess are recognisable.
The Lady of the animals was represented with birds or snakes in her hands, whilst the weeping Goddess as a winged figure, with her hands on her chest and plaits down to her stomach.
Some of the bucchero objects reveal red marks due to the annealing of the material during the fire around 600 B.C. which destroyed the structure.
Nearby the palace itself a three-room building can be found (a possible temple according to the archeologists) and a rectangular workshop where – under the same roof – artisans worked and produced the needs of the court.

8Murlo

L’insediamento antico di Murlo è stato iniziato a scavare nel 1966 sotto la direzione dell’archeologo statunitense Kyle M. Phillips (Bryn Mawr College), che aveva accolto una sollecitazione in tal senso dello storico dell’arte antica Ranuccio Bianchi Bandinelli. I risultati furono subito di grande interesse e le campagne di scavo sono proseguite sino ad oggi.
Ora sappiamo che nell’area denominata Poggio Civitate si trovava un insediamento etrusco riunito intorno a un palazzo, di cui sono state riconosciute due fasi: una risalente ai decenni 675-600 a.C. (periodo orientalizzante), l’altra (periodo arcaico) sviluppatasi durante il VI secolo a.C. Alla fine dello stesso secolo, negli anni 530-520 a.C., l’intero complesso venne distrutto e abbandonato. Vi fu, comunque, il tempo per seppellire l’apparato decorativo in terracotta del palazzo in fosse scavate appositamente.
La vita nel palazzo era stata florida e governata con ogni probabilità da una gens (una famiglia aristocratica) che riuscì a esercitare un controllo su un’area abbastanza vasta sino a quando non si scontrò con la polis (città-stato) di Chiusi che aveva iniziato a portare avanti una politica di espansione elaborata dalla nuova classe dirigente che, nel frattempo, era giunta al potere. Da quest’ultima emerse la figura più nota della storia etrusca: il re Porsenna.
Il benessere di Murlo era stato assicurato dalla posizione geografica essendo sorto lungo l’itinerario che collegava i centri etruschi di Roselle e Vetulonia con la Val di Chiana e quindi la costa tirrenica con l’Etruria interna. Un ruolo importante ebbe anche lo sfruttamento delle vicine miniere di Casenovole e Poggio Abbù. All’attività estrattiva si accompagnò quella metallurgica.
Scavi recenti – diretti da Anthony Tuck – hanno portato alla scoperta di un abitato non aristocratico situato vicino al palazzo e ad esso connesso.

Murlo in Etruria

Murlo in Etruria

 

 

cavallo arcaico
Acroterio del VI secolo a.C. in terracotta.

7th century BC terracotta acroterion.

gorgone terracotta
Antefissa del VI secolo a.C.: Gorgone.

6th century antefix: Gorgon.

 

Murlo

The ancient settlement of Murlo was first excavated in 1966 under the supervision of the American archeologist Kyle M. Phillips (Bryn Mawr College), working on an intuition of the historian of ancient art Ranuccio Bianchi Brandinelli. The results immediately provoked great interest and the excavations have continued until today.
We now know that in the area known as Poggio Civitate an Etruscan settlement was situated gathered round a palace, acknowledged to have existed in two phases: one dating back to 675-600 B.C. (orientalizing period) and the other (archaic period) to the 6th century B.C. At the end of that century, around 530-520 B.C., the whole complex was destroyed and abandoned. There was however time to bury the decorative terracotta embellishments from the palace in ditches purposely excavated.
Palace life had been flourishing and probably governed by a gens (aristocratic family) who managed to keep control over a considerably vast area up till when they clashed with the polis (city-state) of Chiusi which had started to carry out a policy of expansion set up by the new governing class which had meanwhile come to power. This same body of society produced the best-known character in Etruscan history: King Porsenna.
The wellbeing of Murlo had been guaranteed by its geographical position, having developed along the route connecting the Etruscan centres of Roselle and Vetulonia with the Val di Chiana and hence the Tyrrhenian coast with inland Etruria. The exploitation of the nearby mines of Casenovole and Poggio Abbù also played an important role. Both extraction and metalurgic activities were carried out.
Recent excavations – under the supervision of Anthony Tuck – have brought to light a non-aristocratic settlement situated near the palace and connected with it.

7necropoli_Poggio_Aguzzo

Le sepolture di Poggio Aguzzo si trovano a 350 metri dall’insediamento etrusco e sono databili tra il 650 e il 600 a.C.
Negli anni Settanta del Novecento Erik Nielsen, seguendo un’intuizione di Ranuccio Bianchi Bandinelli, scoprì la necropoli: i defunti erano deposti in fosse, successivamente riempite di terra, e, in un caso, il corpo era stato parzialmente ricoperto con pietre.
Nel mondo etrusco il defunto era sepolto insieme a un corredo funerario che consente di conoscerne il sesso e d’intuirne il ceto sociale. Comunemente, nelle tombe maschili delle fasce sociali più alte, gli oggetti che ricorrono sono armi, elmi e scudi; in quelle femminili, rocchetti e fuseruole per la tessitura, che era un’attività praticata dalla donna aristocratica, e oggetti utili alla cura e all’abbellimento del corpo.
A Poggio Aguzzo sono state rinvenute tombe di uomini, di donne e a doppia sepoltura. Gli oggetti ritrovati in quelle maschili sono puntali di lancia, spade, coltelli, punte di freccia e affibbiagli; in quelle femminili: spille in ferro, fuseruole, unguentari, attingitoi miniaturistici e vasellame vario.
Tra i reperti scoperti a Poggio Aguzzo, i più singolari sono una spada in ferro con tracce della sua custodia in legno, un puntale di lancia con residui di tessuto e brocche con coperchio a cerniera.
Già alla fine dell’Ottocento erano stati fatti ritrovamenti sporadici e, nel secolo successivo, Ranuccio Bianchi Bandinelli, seguendo il suo intuito e i suggerimenti della gente del posto, aveva recuperato oggetti preziosi in bronzo del VII e VI secolo a.C.
La datazione dei reperti, la vicinanza con l’area di scavo e la tipologia dei corredi spingono a ritenere che le sepolture di Poggio Aguzzo siano da riferire agli abitanti del palazzo di Poggio Civitate.

 

poggio aguzzo
The necropolis of Poggio AguzzoThe burials of Poggio Aguzzo are situated at 350 metres from the Etruscan settlement and can be dated between 650 and 600 B.C.
In the 1970’s Erik Nielsen, following the intuition of Ranuccio Bianchi Bandinelli, discovered the necropolis; the dead were laid in ditches which were filled with earth and in one case a body had been partially covered with stones.
In the Etruscan world the dead were buried together with grave goods which makes it possible to know the sex and imagine the social level. Usually in the tombs of a male from a high social level the objects consisted of weapons, helmets and shields, whereas in female ones spools and spindles for weaving which was the main occupation of aristocratic women, and objects for beauty and body care.
At Poggio Aguzzo tombs of men, women and double burials have been brought to light. The objects found in the male ones are lance points, swords, knives, arrow heads and fibulas; in the female ones, iron broaches, spindles, perfume jars, miniature ladles and miscellaneous pottery.
The most particular of the Poggio Aguzzo finds are an iron sword with traces of its wooden sheath, a lance head with cloth remains and jugs with hinged lids.
Some sporadic discoveries had already been made at the end of the 19th century and, in the following century, Ranuccio Bianchi Bandinelli, following his intuition and suggestions from local people, had retrieved valuable bronze objects from the 7th and 6th century B.C.
The dating of the finds, the proximity to the excavation area and the type of grave goods has lead to the conclusion that the burials of Poggio Aguzzo are referred to the inhabitants of the Poggio Civitate palace.

brocca con coperchio a cerniera
Brocca con coperchio a cerniera.

Jug with hinged lid.

punta lancia
Punta di lancia da sepoltura maschile.

Lance head from a male tomb.

corredo_poggio aguzzo
Materiali dal corredo funerario di una sepoltura femminile.

Grave goods from a female tomb.

6miniere_di_Murlo

Da questo punto panoramico sul fianco occidentale di Poggio Aguzzo, lo sguardo si posa sulla valle del torrente Crevole e sul villaggio di Miniere di Murlo. Si tratta di un paesaggio che probabilmente anche l’archeologo senese Ranuccio Bianchi Bandinelli osservò durante le sue prime esplorazioni a Poggio Civitate, negli anni ’20 del Novecento, che lo portarono ad intuire la presenza dell’insediamento etrusco e che successivamente dettero il via agli scavi. Al tempo delle prime frequentazioni di Bianchi Bandinelli, il villaggio di Miniere, oggi tranquillo borgo residenziale, era in piena attività per l’estrazione di lignite e per la produzione di calce da cemento.
La scoperta della lignite nel territorio di Murlo risale all’anno 1869.
Successivamente fu costituita una società denominata Miniera Carbonifera di Murlo per coltivare il giacimento esistente e trasformare in semilavorati le risorse naturali presenti nel comprensorio. Nell’anno 1876 fu completata la costruzione della ferrovia privata di oltre ventidue chilometri per collegare il villaggio minerario alla Traversa Toscana ed ai mercati nazionali. Più compagnie si succedettero nella gestione delle attività con alterne fortune ed operando modifiche agli impianti e alle attrezzature. Difficoltà finanziarie costrinsero alla cessazione dell’attività mineraria nel 1893. La ripresa avvenne venticinque anni dopo da parte della SAI Ansaldo, società interessata al settore carburanti naturali, la quale operò sostanziali ammodernamenti alle strutture ed agli impianti procedendo alla loro elettrificazione assieme a quella del villaggio. Con la costruzione della ferrovia Siena-Monte Antico, inaugurata nel 1927, la vecchia carbonifera fu soggetta a esproprio e l’attività mineraria cessò per l’impossibilità di poter commercializzare i propri prodotti. Il lavoro riprese, seppure in forma ridotta, per fronteggiare le Sanzioni applicate all’Italia per la sua guerra di conquista in terra d’Africa e poi in forma più intensa durante la seconda guerra mondiale. Nel 1944 le truppe tedesche in ritirata causarono danni irreparabili alle strutture minerarie ed alla linea Siena-Monte Antico-Grosseto vanificando in seguito ogni tentativo di ripresa. La chiusura definitiva dell’attività avvenne nel 1948.

 

01 Villaggio 1919
Il villaggio di Miniere di Murlo in una foto degli anni ‘20, durante la gestione mineraria della SAI Ansaldo.
 
The village of Miniere di Murlo in a picture of the 1920s during the mining activity of the company Ansaldo.
1919 e seg._Villaggio minerario-Lato sud2
Nel particolare ingrandito sono visibili da sinistra: il piano caricatore, il magazzino della calce, la fornace continua per calce (detta “La Fortezza”, con di fronte lo scarico delle scorie), la fornace incompiuta, il magazzino del cemento a lenta presa, i forni continui per cemento. Alle spalle, le cave di calcare marnoso e marne.
 
The enlarged detail shows from left: the loading level, the quick lime warehouse, the lime-kiln (known as “The Fortress”, with the slag dump in front), the unfinished kiln, the slow-setting cement warehouse, the cement kilns and, on the background, the marl and marly limestone quarries.
Dario Neri-Villaggio miniera 1920
Il villaggio di Miniere di Murlo disegnato nel 1920 dal pittore Dario Neri, contemporaneo di Ranuccio Bianchi Bandinelli.
 
The village of Miniere di Murlo drawn in 1920 by the painter Dario Neri, contemporary to Ranuccio Bianchi Bandinelli.

 

The mining village: an outlook of Murlo at the time of Bianchi Bandinelli

From this panoramic point on the western flank of Poggio Aguzzo, our look turns to the valley of the stream Crevole and to the village of Miniere di Murlo. This is a landscape that most likely even the archaeologist Ranuccio Bianchi Bandinelli observed during his first explorations of Poggio Civitate in the 1920s, which led him to the intuition of the existence of an Etruscan settlement and set the basis for the later diggings. At the time of Bianchi Bandinelli the village of Miniere, today a quiet residential area, was bustling with activity for the mining of lignite and the production of quick lime.
The discovery of lignite in the territory of Murlo dates back to 1869.
A company named Miniera Carbonifera di Murlo was created later for exploiting the existing deposit and transforming the natural resources of the district into semimanufactured products. In 1876 a 22 km private railway was accomplished to link the mining village to the major Tuscan railway and therefore to the national markets. More companies followed in the running of the activities, each with their ups and downs and each introducing changes to the plants and equipment. Financial troubles led to the end of the mining activities in 1893. Twenty-five years later the activity resumed with SAI Ansaldo, a company interested in natural fuels that introduced a consistent modernization of the structures and plants including their, and the whole village, electrification. With the construction of the railway Siena-Monte Antico, inaugurated in 1927, the old railway was expropriated and the mining activity stopped for the impossibility to trade their products. Although in a limited way, the activity resumed in order to face the Sanctions applied to Italy for its war of conquest in Africa; it also resumed more intensely during World War 2. In 1944 the retreating German troops caused irreparable damages to the mining structures and to the railway line Siena-Monte Antico-Grosseto, jeopardizing any later attempt of resumption. The definitive shutting of the activity occurred in 1948.