MINIERE A MURLO

La miniera, alla scoperta dell’archeologia industriale

Una delle sue storie più importanti di Murlo è legata alla miniera, creata verso la fine del 1800 in seguito alla scoperta dei giacimenti carboniferi a Pratacci. Nacque villaggio, con varie fornaci. L’insediamento produttivo ha avuto una lunga vita, e ha inciso profondamente sull’economia locale, fino alla sua dismissione. Oggi è il bosco che, in varie località, conserva i pochi segni rimasti dell’economia mineraria di Murlo.

La miniera occupava circa trecento minatori. Erano talmente ricche da pensare che il trasporto su rotaia potesse essere il mezzo più economico e veloce per portare a valle i minerali estratti. La linea ferroviaria che dalla Befa conduceva alla miniera di Murlo si sviluppava, per ridurre le pendenze, lungo un asse vallivo ben individuato, quello del torrente Crevole, e sfruttava la potenza dei moderni locomotori. Lungo l’itinerario dell’antica ferrovia si possono riconoscere le tracce delle miniere di magnesite, attive fino agli anni ’70, e trovare minerali nel Fosso della Chiesa e nel Fosso del Crevole. Il vecchio paese dei minatori, è tornato, recentemente, ad essere abitato.
Dal parcheggio posto sotto le mura e la porta principale di Murlo (m 317) si scende (in direzione sud) su una strada a tratti asfaltata raggiungendo in poco meno di un chilometro il villaggio minerario e si prosegue su strada bianca per circa mezzo chilometro dove inizia il percorso dismesso della ferrovia mineraria. Si attraversa il torrente Crevole e ci si inoltra nella valle boscosa tenendosi sempre alla sinistra del torrente. Si continua in leggera discesa su ciò che rimasto del tracciato ferroviario, una larga mulattiera racchiusa dall’invadente vegetazione. Si prosegue fino ad un bivio, piegando a sinistra uscendo dal tracciato ferroviario, tramite larga carrareccia, si raggiunge La Befa (m 151). Da qui inizia il panoramico percorso di ritorno proseguendo sulla strada bianca principale che si lascia dopo circa 200 m ad un bivio per Montepertuso (m 272), eremo del XII secolo ora sede di una comunità di recupero. Dopo il complesso medievale si continua sulla carrareccia di crinale toccando i poderi Quato, Montorgiali, Montorgialino. A San Biagio si devia a sinistra seguendo un sentiero che ci riporta al villaggio minerario e quindi a chiudere l’anello a Murlo.

 

Oggi è difficile immaginare come poteva essere il territorio di Murlo anche solo poco tempo fa; nel dopoguerra molte tracce sono state cancellate e la natura ha preso il sopravvento. Al tempo, passeggiando per quello che oggi è il bosco, era possibile imbattersi non solo in miniere e cunicoli, ma anche nelle fonti, in piccoli villaggi che oggi sembrano del tutto isolati, fino alle rotaie della ferrovia carbonifera. Sentieri e strade che raccontano una presenza umana forte e ricca di vita e di cultura popolare, che Murlo conserva e cerca di tramandare attraverso l’impegno e l’attività della sua gente. Un atro percorso di grande  interesse naturalistico e geologico parte dalle vecchie miniere lignitifere e, sul bellissimo tracciato della ferrovia dismessa, con due arditi passaggi su ponti sul torrente Crevole, raggiunge la Befa.  Da qui, passando per San Giusto e la simpatica frazione di Olivello, ridiscende nuovamente al villaggio minerario.

Perché camminare per 13 Km?

Perché questo percorso ha tutti gli ingredienti dell’avventura: la vecchia ferrovia, il villaggio semiabbandonato, le gole sul torrente con i ponti sospesi. Il sentiero, però, è ben tracciato, attrezzato per i pic-nic e… non ci sono banditi!

Qualcosa in più

Portate i bambini con voi: grazie alla loro fantasia quest’escursione può diventare un’avventura divertente e memorabile!

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