5vegetazione

La collina di Poggio Civitate (o Poggio delle Cataste) attraversata dal sentiero è oggi coperta dal bosco di querce, la cui composizione varia a seconda dell’esposizione e del tipo di terreno. Sulla sommità del Poggio e sul versante esposto a nord, si trova un bosco misto di roverella, cerro e leccio, alternato in qualche punto da tratti in cui la specie arborea principale diventa il leccio (lecceta). Insieme a queste tre principali specie arboree compaiono l’acero campestre, l’orniello, il ciavardello e molti arbusti tipici della macchia mediterranea, come corbezzolo, fillirea, erica, che assumono maggiore importanza sul versante meridionale, più caldo, diventando dominanti insieme ad altre specie sempreverdi.
Dove il paesaggio forestale si apre, la natura calcarea del terreno favorisce interessanti “prati aridi”, associazioni di piante erbacee di piccola taglia in cui spiccano i fiori delle orchidee selvatiche, del timo serpillo e dei cisti; qui è molto frequente anche il “saracchio” (Ampelodesmos mauritanicus), grande graminacea dal caratteristico pennacchio, diffusa nei climi aridi mediterranei fino al Nord Africa. Ginepro e ginestra ricolonizzano invece gli spazi non più coltivati, talvolta insieme a qualche pino domestico o marittimo residuo di passati rimboschimenti.
Per quanto ne sappiamo, la vegetazione di Poggio Civitate durante la frequentazione etrusca non doveva discostarsi troppo da quella di oggi; sembra infatti che il cerro fosse tra l’altro fra le specie utilizzate per la lavorazione dei metalli nell’insediamento etrusco, grazie alla sua capacità di ricacciare polloni a crescita rapida e quindi di fornire abbondante legname. Il bosco doveva estendersi comunque anche ai piedi di questa altura, al posto dei seminativi che oggi caratterizzano il paesaggio delle “Crete”, le colline argillose della Val d’Arbia, fino a Buonconvento e oltre. I grandi disboscamenti cominciarono infatti dal 300 a.C., con l’affermarsi di Roma, ed interessarono la pianura e le colline più dolci e adatte all’agricoltura, a partire dai terreni vicini alle nuove strade romane.

 

roverella Roverella (Quercus pubescens) Querce molto simile al cerro, si distingue per i lobi della foglia arrotondati e la forte pelosità della foglia e dei rami giovani.
Common oak (Quercus pubescens) An oak very similar to the Turkey oak (Q. cerris), it stands out for the rounded leaf lobes and the strong hairiness of the leaf and young branches.
cerro Cerro (Quercus cerris) Si distingue dalla roverella per la presenza di una piccola punta (“mucrone”) sui lobi della foglia, e per le brattee filiformi alla base della foglia.
Turkey oak (Quercus cerris) It is distinguished by the common oak (Q. pubescens) for the presence of a small tip (“mucron”) on the lobes of the leaf, and for the filiform bratheas at the base of the leaf.
leccio Leccio (Quercus ilex) Querce sempreverde, con foglie verde scuro e coriacee, adattate alla aridità estiva del clima mediterraneo.
Holm oak (Quercus ilex) Evergreen oak, with dark green, leathery leaves, adapted to the summer dryness of the Mediterranean climate.
corbezzolo Corbezzolo (Arbutus unedo) Arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea e dei boschi di leccio; caratteristici i frutti rossi che compaiono in autunno.
Strawberry tree (Arbutus unedo) Evergreen shrub typical of Mediterranean scrub and holm oak forests, with characteristic red fruits that appear in autumn.
acerocampestre Acero campestre (Acer campestre) dalla caratteristica foglia lobata, si trova sporadicamente nel bosco di querce. In passato era usato come tutore vivo per i vigneti.
Field maple (Acer campestre) With the characteristic lobed leaf, it is found sporadically in the oak forest. In the past it was used as a living guard for vineyards.
orniello Orniello (Fraxinus ornus) Albero di piccole dimensioni, ben presente nella lecceta, riconoscibile per il tronco grigio cenere e liscio e per la foglia composta da più foglioline, come negli altri frassini.
Ash tree (Fraxinus ornus) Small tree, abundant in the holm oak forest, recognizable by the gray ash and smooth trunk and for the leaf consists of multiple leaflets, as in other ash.
ginepro Ginepro comune (Juniperus communis) Occupa, spesso insieme alla ginestra, i vecchi appezzamenti coltivati fino agli anni ’50 e poi abbandonati.
Common Juniper (Juniperus communis) It often grows with the broom in the old parcels cultivated until the 1950s and then abandoned.

 

The vegetation

The hill of Poggio Civitate (or Poggio delle Cataste) crossed by the path is covered today by a wood of oaks, whose composition varies according to exposure and type of soil. On top of the hill and on its northern side we find a mixed wood of downy oak, Turkey oak and holm oak, alternating occasionally with parts of wood whose prevailing species is the holm oak. Together with these three main arboreal species we find the field maple, the ash-tree, the wild service tree and many other bushes typical of the Mediterranean scrub like the strawberry tree, phillyrea and heather which prevail on the warmer southern side along with other evergreen species.
Where the forest opens up, the calcareous soil favours some interesting “dry grassland”, associations of herbaceous plants of small size among which stand the flowers of wild orchids, Breckland thyme and rock-roses; the stramma (Ampelodesmos mauritanicus) is also frequent here, a large plant in the grass family with distinctive nodding flower panicles, found in dry Mediterranean climates and in North Africa. Juniper and broom colonize instead the no-more cultivated lands, occasionally with some domestic or maritime pine tree remaining from past reforestation.
As far as we know, the vegetation of Poggio Civitate during the Etruscan time was not very different from the one of today; it even seems that the Turkey oak was among the mostly used species for metal manufacturing within the Etruscan settlement, thanks to its fast growth of shoots providing plenty of wood. The woods must also have occupied the foot of the hill, where today the cultivated fields characterize the landscape of the “Crete” (Clay Hills) of Val d’Arbia, Buonconvento and beyond. A great deforestation began in 300 BC with the emergence of Rome, concerning the plaine and the gentler hills more apt for agriculture, starting from the lands closer to the new Roman roads.